Comunicato Stampa
Ascea (Sa) La nostra attenzione sulla Palestina e su Gaza non si ferma. Quest’anno ci saranno delle iniziative specifiche per tenere alta l’attenzione. La direzione artistica del Mediterraneo Video Festival ha deciso di assegnare il premio speciale Medfest 2025 a Francesca Albanese* per il lavoro e il suo impegno nel denunciare i crimini commessi e le violazioni di diritti umani che si consumano nel territorio di Gaza a danno della popolazione palestinese.Il premio le sarà conferito il prossimo 14 Settembre 2025 ad Ascea Velia nell’ambito del 28th Mediterraneo Video Festival, luogo simbolico per esprimere la nostra Resistenza a difesa dei diritti umani .
La nostra attenzione è sempre viva e solidale lo facciamo attraverso il cinema e per questa 28ma edizione con qualche azione in più in programma.
La scorsa edizione abbiamo aperto una finestra su Gaza con Terra promessa,Terra negata, per far capire al pubblico la questione storica e politica del popolo palestinese grazie all’intervento della prof. Margarita Platania e abbiamo dedicato un concerto per Gaza e per la pace.
* Francesca Albanese,
è una funzionaria italiana specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Striscia di Gaza e la Cisgiiordania ha criticato le sanzioni imposte dagli Stati Uniti nei suoi confronti.
Durante la guerra tra Israele e Hamas del 2023, Albanese ha chiesto un cessate il fuoco immediato, avvertendo che “i palestinesi corrono il grave pericolo di una pulizia etnica di massa”. Ha inoltre affermato che la comunità internazionale deve “prevenire e proteggere le popolazioni dai crimini atroci” e che “anche la responsabilità per i crimini internazionali commessi dalle forze di occupazione israeliane e da Hamas deve essere immediatamente perseguita”. Il 26 marzo 2024, dopo aver pubblicato un rapporto dal titolo “Anatomia di un genocidio”, Francesca Albanese ha riferito al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che sulle azioni di Israele a Gaza c’erano “fondati motivi” per parlare di genocidio.